Avvenire- Le due verità del caso Tibhirine

Article de Lorenzo Fazzini paru le 24 mars dans le journal italien Avvenire

 Le due verità del caso Tibhirine

Del film Uomini di Dio sui sette trappisti martiri in Al­geria una scena resta im­pressa nella memoria: un elicottero dell’esercito, mitragliatrice spianata, sorvola la chiesa del monastero dove i religiosi cantano insieme, abbrac­ciati. Un indizio che dà conto di una pista investigativa recente sulla sorte cruenta dei monaci martiri nel Ma­ghreb: l’ipotesi che i consacrati siano caduti in un’imboscata dell’esercito algerino. Sulla sorte dei fratelli e preti che hanno versato il loro sangue in fedeltà alla loro vocazione fa chia­rezza ora un libro, che esce oggi in Francia a 15 anni dal rapimento, av­venuto il 26 marzo del 1996, e dalla successiva strage. Ne è autore René Guitton, giornalista e saggista, già apprezzato per il suo Cristianofobia (Lindau). Guitton, nato in Marocco, direttore editoriale, pubblica En quê­te de vérité. Le martyre des moines de Tibhirine (Calman-Lévy), frutto di diversi anni di inchiesta tra Francia e Algeria per sbrogliare la matassa di insinuazioni e rivelazioni sull’assassinio dei religiosi.
Professor Guitton, sulla strage di Tibhirine – attribuita ai terroristi del Gia, Gruppo islamico armato – le ri­costruzioni giornalistiche hanno causato un certo scompiglio. Può aiutarci a fare il punto?
«Nel 2008 il generale francese Buchwalter a­veva rivelato al quotidia­no La Stampa che la morte dei monaci di Tibhirine era stata cau­sata da un "errore" del­l’esercito algerino. Un e­licotterista avrebbe spa­rato per sbaglio su alcuni uomini nella boscaglia, molto fitta, di quella re­gione. Questo generale rivestiva la carica di atta­ché militare all’ambasciata francese ad Algeri. Buchwalter aveva rivelato che un suo amico algerino, cono­sciuto alla scuola militare di Saint Cyr a Parigi, gli aveva detto che suo fratello, anche lui un militare, gli a­veva confidato di aver compiuto un errore dal suo elicottero sparando su un gruppo di monaci. Io ho fatto del­le ricerche a Saint Cyr: ho cercato tra i curriculum di chi ha frequentato la scuola militare un personaggio che corrispondesse all’amico di Bu­chwalter. Ho scoperto che ora quell’uomo è deceduto. E mi è risul­tato molto strano che Buchwalter abbia fatto queste rivelazioni su Tibhirine in maniera indiretta».
Dalle sue indagini quali risultati ha ottenuto?
«Ho consultato le fotografie delle te­ste mozzate dei monaci di Tibhirine, materiale giudiziario che risulta se­cretato. Ho fatto realizzare alcune a­nalisi a medici legali. Queste inchieste hanno dimostrato che le ferite sui monaci non possono essere state compiute da elicotteri algerini. Per un semplice motivo: l’esercito di Al­geri, durante gli anni Novanta, di­sponeva di materiale bellico ex-sovietico. In particola­re, di elicotteri Mi­ 24, riforniti di mi­tragliatrici 127, ca­paci di proiettili da 12 centimetri. Se i monaci fossero stati bersagliati da tali ar­mi, delle loro teste non sarebbe rima­sto nulla! Anche questo dimostra che le rivelazioni di Buchwalter sono false».
Dunque, qual è la verità sulla carne­ficina di Tibherine?
«Io l’ho definita un affaire. Restano aperte diverse domande: perché si è inziata un’inchiesta giudiziaria solo dopo 10 anni? Bisogna ricordare che il priore, Christian de Chergé, si era pronunciato a favore della "piat­taforma di Roma" proposta dalla Co­munità di Sant’Egidio per la pacificazione in Algeria, ipotesi rifiutata dal governo e dagli estremisti. La mia tesi propende fortemente per la pi­sta islamista».
A questa vicenda ha dedicato anche un altro libro, Si nous nous tai­sons... le martyre des moines de Tibhirine (Pocket). La loro storia ha riempito le sale cinematografiche con il film Uomini di Dio. Come spiega questo "successo" globale?
«Io ho frequentato per vari anni il monastero di Tibhirine e quello di Midelt, in Marocco, dove vive l’unico sopravvissuto a quella strage, Jean-Pierre. La morte dei trappisti ha get­tato una luce significativa sulla vita monastica, ovvero su quegli uomini che escono dal mondo per elevare il mondo con la preghiera. Il mona­stero di Tibhirine era un faro per l’Algeria. Durante le due guerre civi­li, quella per l’indipendenza e quella degli anni Novanta, i monaci assi­stevano tutti. Agli occhi degli inte­gralisti erano persone impure per­ché, come il medico, Luc, facevano partorire le donne: uno scandalo per gli islamisti! La fraternità e la so­lidarietà con tutti restano la loro grande eredità».

Lorenzo Fazzini